chirurgia_spalla_gomito_centro_bufalini_firenze_ok_9_ok_ok
Nel Centro Day Surgery M. Bufalini si possono eseguire molti interventi di Chirurgia della spalla e del gomito, senza ricovero notturno, in anestesia periferica (locale) o generale e spesso in artroscopia.
Tutto ciò grazie all’evoluzione delle tecniche anestesiologiche che sono, in mani esperte, veramente selettive e all’utilizzo di moderni farmaci dall’emivita breve.
La chirurgia mini-invasiva, l’artroscopia e l’endoscopia e un attento rispetto dei tessuti ha ridotto le perdite ematiche e il dolore post-operatorio, si possono pertanto trattare le patologie più frequenti degenerative e traumatiche della spalla e del gomito, relative alla spalla, le lesioni dei tendini della cuffia dei rotatori, la instabilità di spalla, le fratture dell’omero prossimale o della glenoide, le fratture della clavicola e le lussazioni acromion claveari; le patologie relative al gomito sono le tendinopatie inserzionali (epicondilite ed epitrocleite), le rigidità del gomito, le instabilità, le lesioni del tendine del bicipite distale, le fratture e le lussazioni del gomito.


Descrizione di alcuni interventi

Lesione della cuffia dei rotatori della spalla
Ancora alcuni anni fa si chiamava periartrite scapolo-omerale una sindrome dolorosa localizzata alla spalla, con esacerbazione notturna, che colpisce abbastanza frequentemente soggetti in età media o avanzata. Il dolore si accentua nei movimenti di elevazione ed extrarotazione e nei casi più gravi si associa ad una riduzione del movimento: diventa difficile infilarsi il cappotto o pettinarsi. Si chiamava periartrite perché si riteneva dovuta ad infiammazione delle parti molli periarticolari, dato che le radiografie dimostrano che generalmente i capi ossei articolari sono normali. Si è poi riconosciuto che la lesione riguarda una grossa lamina tendinea che dai muscoli della scapola si inserisce sull’omero passando tra l’acromion e la testa stessa dell’omero che viene ad essere come incappucciata da questi tendini (cuffia dei rotatori); è l’attrito che il tendine subisce in questo spazio ristretto che provoca l’usura e poi la rottura del tendine stesso, causa del dolore e della rigidità.

L’operazione, effettuata attraverso una piccola incisione o in artroscopia, consiste in una riduzione della sporgenza dell’osso superiore (acromioplastica) e in una riparazione della rottura tendinea. Il risultato generalmente è buono nel senso della eliminazione o riduzione del dolore; il recupero della forza e del movimento dipende dalla buona rieducazione postoperatoria e dallo stadio della lesione tendinea , perché è meno buono se la lesione è molto ampia e di antica data.

Trattamento per instabilità di spalla
Alcuni pazienti, in genere in età giovanile, presentano episodi di instabilità della spalla spesso con vere e proprie lussazioni. Questo può essere causato da un trauma iniziale che procura una lesione dei legamenti della spalla, ma anche da una congenita lassità dei legamenti stessi.Tale alterazione è spesso invalidante per il paziente e può essere trattata chirurgicamente per ristabilire una corretta tenuta dei legamenti.

L’intervento comporta di riparare o ritensionare i legamenti che si presentano lesionati.Avviene in anestesia generale o parziale (interscalenica) e dura circa un’ora. In casi selezionati può essere eseguita con la tecnica artroscopica: in tal caso le incisioni cutanee sono minime.
Il programma postoperatorio prevede un’immobilizzazione per tre settimane seguito da un preciso, graduale programma riabilitativo. Il ritorno ad una normale attività quotidiana avviene in genere in quaranta giorni, mentre l’attività sportiva necessita dai tre ai quattro mesi a seconda dello sport praticato.

Frattura dell’omero prossimale
Nella maggior parte dei casi è sufficiente il trattamento incruento (tutore della spalla). Nelle fratture scomposte è necessario l’intervento di riduzione e fissazione con viti e placche.

Lussazioni acromeoclaveari

Nella maggior parte dei casi non è necessario alcun trattamento, guariscono con una piccola deformità. Nei casi più gravi o con esigenze estetiche può essere indicato un intervento di riparazione del legamento.

Epicondilite e epitrocleite
La epicondilite è abbastanza frequente specialmente negli sportivi. È detta anche gomito del tennista. Consiste in dolore sul lato esterno del gomito sia alla pressione diretta, sia nella fase di forza della mano. Inizialmente si può curare con qualche infiltrazione locale di cortisone e con fisioterapia. Nei casi resistenti è risolutivo un intervento di asportazione della porzione degenerata del tendine a livello del epicondilo (gomito).
La epitrocleite è l’equivalente sul lato interno del gomito.

Distacco del bicipite distale
Avviene per una forte contrazione del muscolo bicipite che strappa il tendine dalla sua inserzione del radio; può accadere a pazienti molto muscolosi. Il bicipite risale lungo il braccio e costituisce una brutta deformità; la flessione del gomito rimane indebolita.
L’intervento consiste nel reinserire, con tecniche diverse, il capo distale del tendine nell’osso del radio.

Rigidità del gomito
Il gomito può perdere parte della sua mobilità in seguito a fratture o lussazioni o anche per malattie (artrosi, contromatosi); la rigidità se supera certi limiti diventa molto invalidante. Esistono quindi operazioni abbastanza complesse che possono restituire molta della mobilità perduta e si chiamano “artrolisi”, dal greco “sciogliere l’articolazione”. Si fanno in anestesia periferica e quindi anche in regime ambulatoriale. Sono interventi che richiedono un notevole impegno di fisiokinesiterapia.