centro bufalini firenze centro bufalini firenze day surgery chirurgia della mano chirurgia estetica ortopedia

centro bufalini firenze day surgery chirurgia della mano chirurgia estetica ortopediacentro bufalini firenze day surgery chirurgia della mano chirurgia estetica ortopediapresidio autonomo di day surgery firenzecentro bufalini firenze day surgery chirurgia della mano chirurgia estetica ortopediacentro bufalini firenze day surgery chirurgia della mano chirurgia estetica ortopediacentro bufalini firenze day surgery chirurgia della mano chirurgia estetica ortopediacentro bufalini firenze day surgery chirurgia della mano chirurgia estetica ortopediacentro bufalini firenze day surgery chirurgia della mano chirurgia estetica ortopediaCENTRO BUFALINICENTRO BUFALINI centro bufalini firenze day surgery chirurgia della mano chirurgia estetica ortopediaCENTRO BUFALINI

presidio autonomo day surgery firenzecentro bufalini firenze day surgery chirurgia della mano chirurgia estetica ortopediapresidio autonomo day surgery firenzecentro bufalini firenze day surgery chirurgia della mano chirurgia estetica ortopediapresidio autonomo day surgery firenze
   
centro bufalini firenze day surgery chirurgia della mano chirurgia estetica ortopedia
GLI INTERVENTI - ORTOPEDIA


ARTO SUPERIORE

La sindrome del tunnel carpale

E’ molto frequente nelle donne intorno alla menopausa o a una gravidanza; è caratterizzata da dolore e perdita della sensibilità alla mano, specialmente durante la notte; è causata da una compressione del nervo mediano al polso. L’operazione consiste nella liberazione del nervo attraverso una piccola incisione alla base del palmo, in anestesia locale. Il risultato generalmente è molto buono e rapido, meno se si interviene troppo tardi quando il nervo è già compromesso. Nelle forme iniziali può bastare una iniezione locale di corticosteroidi.

Le tendinite: dita a scatto, De Quervain, epicondilite

Le malattie degenerative e infiammatorie dei tendini della mano sono piuttosto comuni e con diverse localizzazioni. Il dito "a scatto" è una delle più frequenti e come dice la parola il sintomo più evidente è uno scatto quando il dito o il pollice passa dalla flessione alla estensione. Dipende dalla difficoltà che il tendine incontra a scorrere dentro il suo canale. Vi è dolore alla pressione alla base del dito. E’ tipico della mezza età, ma nel pollice esiste anche nei bambini.

L’operazione, in anestesia locale, consiste in una piccola incisione di circa 1 cm. attraverso la quale si apre il canale nel quale scorre il tendine; il risultato generalmente è buono e immediato.

Anche al polso si può avere un problema simile (morbo di De Quervain) quando uno dei tendini estensori del pollice incontra difficoltà a scorrere nel suo canale: viene avvertito un forte dolore sopra il polso dove spesso appare anche una tumefazione. La operazione è simile a quella per il dito a scatto.

Il gomito del tennista o epicondilite può venire a chiunque anche se non gioca a tennis.

E’ caratterizzato da dolore alla faccia esterna del gomito, sia spontaneo quando si stringe la mano sia alla pressione in quel punto. Ciò è dovuto alla degenerazione di uno dei tendini estensori che si inserisce a livello del gomito. Circa l’85% delle epicondiliti guarisce con cure conservative fra cui la infiltrazione di cortisone è la più efficace; il 15% non guarisce e specialmente negli sportivi può richiedere l’intervento che consiste nel asportare la parte degenerata del tendine; la guarigione è quasi sicura ma può richiedere 2 o 3 mesi prima di riprendere la attività agonistica.

Le lesioni tendinee

Sono lesioni spesso difficili da curare. Sono di stretta competenza del chirurgo della mano.

La artrosi della base del pollice

E’ la più comune delle localizzazioni della artrosi alla mano; è frequente nelle donne oltre i 40 anni; è provocata da una progressiva lassità dei legamenti che stabilizzano la articolazione tra trapezio e I° metacarpo, per la quale la base del metacarpo si sublussa e perde la perfetta congruenza col trapezio; ciò provoca una progressiva erosione delle cartilagini e quindi la artrosi. Il dolore può essere più o meno sopportabile; nei casi in cui è intollerabile in rapporto alle richieste funzionali, vi è indicazione alla operazione di artroplastica.

Vi sono diverse tecniche; oggi vi è la tendenza a una artroplastica con ricostruzione dei legamenti; i risultati generalmente sono buoni nel senso che il movimento del pollice rimane completo e il dolore scompare del tutto o in gran parte; il risultato si mantiene stabile negli anni. Si tratta di una operazione relativamente complessa che dura circa 1 ora e mezzo e richiede una analgesia di plesso (si addormenta tutto il braccio); è poi necessario un periodo di fisiokinesiterapia di circa un mese.

La artrite reumatoide

E’ una malattia grave, su base immunitaria, che colpisce soprattutto articolazioni e tendini.

E’ una malattia che deve essere curata innanzitutto dal medico e dal reumatologo che con diversi farmaci possono guarirla o più spesso solo rallentarne l’evoluzione. Il chirurgo interviene quando la cura medica ha già ottenuto il massimo beneficio.

Su quelle articolazioni che non hanno risposto in pieno al trattamento farmacologico, si esegue la "sinoviectomia" cioè l’asportazione del tessuto sinoviale patologico che tende a distruggere l’articolazione colpita; si tratta quindi di un intervento preventivo che deve essere abbastanza precoce: circa sei mesi dall’inizio della malattia e dal suo trattamento medico.

Quando la distruzione delle articolazioni e dei tendini è ormai molto avanzata perché non è stata praticata in tempo utile la sinoviectomia, il chirurgo può ancora intervenire a riparare i danni con protesi articolari e trapianti tendinei.

Le sedi più colpite dall’artrite reumatoide sono le mani ed i piedi, ma successivamente anche le grandi articolazioni degli arti superiori e inferiori. Senza ricovero si possono fare le sinoviectomie e le protenizazioni delle piccole articolazioni.

Il ganglio sinoviale del polso

La sede tipica è il polso dove compare una neoformazione rotondeggiante grande da un cece ad una nocciola. Non è dolente. Tende a crescere e a divenire antiestetico. E’ abbastanza frequente nei giovani. Deve essere asportato in maniera molto radicale perché ha grande tendenza alla recidiva. E’ una tipica operazione ambulatoriale. Oggi si può operare anche in artroscopia limitatamente ad alcune sedi; ma anche con la tecnica tradizionale la cicatrice risultante è spesso appena visibile.

Le fratture della mano e del polso

La moderna tendenza è di operare le fratture e fissarle con miniplacche e viti. Il vantaggio rispetto al tradizionale trattamento in gesso è di poter iniziare rapidamente i movimenti e quindi di non necessitare della fisioterapia.

Le rigidità del gomito

Il gomito può perdere parte della sua mobilità in seguito a fratture o lussazioni o anche per malattie (artrosi, contromatosi); la rigidità se supera certi limiti diventa molto invalidante. Esistono quindi operazioni abbastanza complesse che possono restituire molta della mobilità perduta e si chiamano "artrolisi", dal greco "sciogliere l’articolazione". Si fanno in anestesia periferica e quindi anche in regime ambulatoriale. Sono interventi che richiedono un notevole impegno di fisiokinesiterapia.

Le lesioni dei nervi periferici

Le lesioni dei nervi periferici devono essere operate prima possibile. L’uso dell’ingrandimento ottico e del microscopio è essenziale.

La cuffia dei rotatori della spalla

Ancora alcuni anni fa si chiamava periartrite scapolo-omerale una sindrome dolorosa localizzata alla spalla, con esacerbazione notturna, che colpisce abbastanza frequentemente soggetti in età media o avanzata. Il dolore si accentua nei movimenti di elevazione ed extrarotazione e nei casi più gravi si associa ad una riduzione del movimento: diventa difficile infilarsi il cappotto o pettinarsi. Si chiamava periartrite perché si riteneva dovuta ad infiammazione delle parti molli periarticolari, dato che le radiografie dimostrano che generalmente i capi ossei articolari sono normali. Si è poi riconosciuto che la lesione riguarda una grossa lamina tendinea che dai muscoli della scapola si inserisce sull’omero passando tra l’acromion e la testa stessa dell’omero che viene ad essere come incappucciata da questi tendini (cuffia dei rotatori); è l’attrito che il tendine subisce in questo spazio ristretto che provoca l’usura e poi la rottura del tendine stesso, causa del dolore e della rigidità.

L’operazione, effettuata attraverso una piccola incisione o in artroscopia, consiste in una riduzione della sporgenza dell’osso superiore (acromioplastica) e in una riparazione della rottura tendinea. Il risultato generalmente è buono nel senso della eliminazione o riduzione del dolore; il recupero della forza e del movimento dipende dalla buona rieducazione postoperatoria e dallo stadio della lesione tendinea , perché è meno buono se la lesione è molto ampia e di antica data.

Il trattamento della lussazione instabilità di spalla

Alcuni pazienti, in genere in età giovanile, presentano episodi di instabilità della spalla spesso con vere e proprie lussazioni. Questo può essere causato da un trauma iniziale che procura una lesione dei legamenti della spalla, ma anche da una congenita lassità dei legamenti stessi.

Tale alterazione è spesso invalidante per il paziente e può essere trattata chirurgicamente per ristabilire una corretta tenuta dei legamenti.

L’intervento comporta di riparare o ritensionare i legamenti che si presentano lesionati.

Avviene in anestesia generale o parziale (interscalenica) e dura circa un’ora. In casi selezionati può essere eseguita con la tecnica artroscopica: in tal caso le incisioni cutanee sono minime.

Il programma postoperatorio prevede un’immobilizzazione per tre settimane seguito da un preciso, graduale programma riabilitativo.

Il ritorno ad una normale attività quotidiana avviene in genere in quaranta giorni, mentre l’attività sportiva necessita dai tre ai quattro mesi a seconda dello sport praticato.


ARTO INFERIORE

La lesione meniscale al ginocchio

I menischi (due per ginocchio) sono "guarnizioni" che servono ad ammortizzare la pressione che si esercita sull’articolazione.

Sono di sostanza morbida (cartilagine di tipo particolare) e quindi soggetti a lesioni, sia per traumi acuti, come durante l’attività sportiva, sia per progressiva usura, come avviene nei soggetti di età più avanzata.

La lesione procura dolore e spesso inabilità funzionale, necessita quindi il più delle volte di essere trattata chirurgicamente.

Il trattamento chirurgico delle lesioni meniscali viene eseguito con una speciale "sonda" chiamata Artroscopio e consiste nell’asportazione della porzione lesa del menisco, conservando la restante porzione sana. L’intervento avviene sempre ambulatorialmente ed il paziente rientra al proprio domicilio dopo poche ore.

Dopo l’intervento è indispensabile un programma specifico di Terapia Riabilitativa per ottimizzare l’esito dell’operazione.

Le lesioni della cartilagine del ginocchio

La cartilagine è una sorta di rivestimento, di "buccia" che ricopre l’osso articolare. Essa può andare incontro ad usura ed erosione di vario grado fino a consumarsi completamente e scoprire l’osso sottostante. Ciò comporta dolore al ginocchio, versamenti, sensazione di scatto e blocco articolare.

Il trattamento chirurgico artroscopico di tale lesione prevede vari tipi d’intervento a seconda della gravità dell’alterazione: si può trattare di una semplice "pulizia" della zona di erosione allo scopo di stimolare una buona cicatrizzazione cartilaginea, o si può arrivare a dover sostituire la cartilagine mancante con trapianto di porzioni sane, sempre prelevate dallo stesso ginocchio.

Il recupero postoperatorio dopo tali tipi d’intervento è certamente più lungo che dopo un intervento per lesione meniscale; si tratta in genere di due, tre mesi di progressivo, attento recupero della funzione articolare.

La lesione del Legamento Crociato Anteriore

Il Legamento Crociato Anteriore (LCA) è il più importante legamento del ginocchio: una sua lesione comporta un’instabilità dell’articolazione che può impedire la pratica di molti sport.

Si è visto inoltre che un ginocchio che ha subito una lesione del LCA, può con il tempo andare incontro ad un’usura precoce con alterazioni artrosiche rilevanti.

Le tecniche chirurgiche per la ricostruzione del LCA si sono rapidamente evolute in questi ultimi anni, così come le tecniche riabilitative .

Tecnica Chirurgica: il legamento lesionato non può essere ricucito, ma si deve usare un sostituto che verrà inserito al posto del legamento danneggiato e ormai inservibile. Il "pezzo di ricambio" è sempre naturale e prelevato da una zona del ginocchio (tendine rotuleo o tendini dei muscoli flessori).

A parte tale prelievo, che necessita di un’incisione di circa cinque centimetri, tutta la procedura avviene in artroscopia, cioè con la sonda, ciò fa si che il ginocchio non venga particolarmente traumatizzato (ma è pur sempre un’operazione di una certa entità) permettendo quindi una riabilitazione e un recupero più rapidi.

L’intervento dura circa un’ora, è in anestesia periferica (solo le gambe) e può essere eseguito anche ambulatorialmente (Day Surgery): il paziente lascia quindi il centro Chirurgico dopo circa cinque - sei ore .Non vengono applicati né gessi, né ginocchiere: il ginocchio rimane libero e si deve iniziare la riabilitazione già il giorno successivo all’intervento.

Se tutto procede regolarmente, si è in grado di correre in modo leggero, dopo circa due mesi. Il ritorno allo sport avviene in genere dopo circa sei mesi.

L’alluce valgo

Si tratta di una deformità abbastanza frequente specialmente nel sesso femminile nell’età di mezzo, nella quale l’alluce devia verso le altre dita del piede e forma sul versante mediale una protuberanza ossea (la cosidetta patata) spesso dolente e infiammata.

La correzione chirurgia è utilizzata per togliere il dolore, non solo per ragioni estetiche.

Esistono diverse tipologie d’interventi che si applicano ai diversi gradi di deformità dell’alluce valgo. La deambulazione protetta da un bendaggio semirigido e in una scarpa tagliata può riprendere dopo pochi giorni. La guarigione completa può richiedere due mesi.

L’alluce rigido

E’ causato da artrosi dell’articolazione alla base dell’alluce; provoca dolore e lieve zoppia; non si può più camminare in punta di piedi. Nelle forme ancora iniziali si può risolvere il problema con un’ operazione di resezione parziale della testa del metatarso. Nelle forme avanzate occorre ricorrere alla protesi o alla artrodesi (irrigidimento dell'articolazione).

Il neuroma di Morton

Consiste in una sindrome dolorosa che colpisce l'avampiede. E’ caratterizzata da dolore che dalle dita del piede risale lungo la gamba; il dolore insorge quando si cammina specialmente con scarpe strette, mentre è assente durante il riposo notturno. E’ più frequente nelle donne di media età: E’ causata dalla compressione di un nervo digitale tra due metatarsi. L'operazione consiste nella asportazione del nervo compresso attraverso una piccola incisione sul dorso dell'avampiede in anestesia locale. Si può riprendere a camminare con un pò di prudenza il giorno successivo all'intervento.

Il risultato è generalmente molto buono se la diagnosi era esatta.