I più comuni interventi eseguiti presso il Centro

 


La sindrome del tunnel carpale

Le tendiniti
dita a scatto, De Quervain, epicondilite

La artrosi della base del pollice

La artrite reumatoide

Il ganglio sinoviale del polso

Le rigidità del gomito

La cuffia dei rotatori della spalla

Il trattamento della lussazione instabilità di spalla

 

La lesione meniscale al ginocchio

Le lesioni della cartilagine del ginocchio

La lesione del Legamento Crociato Anteriore

L’alluce valgo

L’alluce rigido

Il neuroma di Morton

Liposuzione

L’aumento del seno: mastoplastica additiva

Chirurgia estetica e funzionale del naso : rinoplastica

La chirurgia delle palpebre: blefaroplastica

Lifting del volto

Correzione delle orecchie a "sventola" : otoplastica

La diminuzione del seno: mastoplastica riduttiva

La chirurgia dell’addome: addominoplastica

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La sindrome del tunnel carpale

E’ molto frequente nelle donne intorno alla menopausa o a una gravidanza; è caratterizzata da dolore e perdita della sensibilità alla mano, specialmente durante la notte; è causata da una compressione del nervo mediano al polso. L’operazione consiste nella liberazione del nervo attraverso una piccola incisione alla base del palmo, in anestesia locale. Il risultato generalmente è molto buono e rapido, meno se si interviene troppo tardi quando il nervo è già compromesso. Nelle forme iniziali può bastare una iniezione locale di corticosteroidi.

 

 

 

Le tendiniti:
dita a scatto, De Quervain, epicondilite

Le malattie degenerative e infiammatorie dei tendini della mano sono piuttosto comuni e con diverse localizzazioni. Il dito "a scatto" è una delle più frequenti e come dice la parola il sintomo più evidente è uno scatto quando il dito o il pollice passa dalla flessione alla estensione. Dipende dalla difficoltà che il tendine incontra a scorrere dentro il suo canale. Vi è dolore alla pressione alla base del dito. E’ tipico della mezza età, ma nel pollice esiste anche nei bambini.
L’operazione, in anestesia locale, consiste in una piccola incisione di circa 1 cm. attraverso la quale si apre il canale nel quale scorre il tendine; il risultato generalmente è buono e immediato.

Anche al polso si può avere un problema simile (morbo di De Quervain) quando uno dei tendini estensori del pollice incontra difficoltà a scorrere nel suo canale: viene avvertito un forte dolore sopra il polso dove spesso appare anche una tumefazione. La operazione è simile a quella per il dito a scatto.

Il gomito del tennista o epicondilite può venire a chiunque anche se non gioca a tennis.
E’ caratterizzato da dolore alla faccia esterna del gomito, sia spontaneo quando si stringe la mano sia alla pressione in quel punto. Ciò è dovuto alla degenerazione di uno dei tendini estensori che si inserisce a livello del gomito. Circa l’85% delle epicondiliti guarisce con cure conservative fra cui la infiltrazione di cortisone è la più efficace; il 15% non guarisce e specialmente negli sportivi può richiedere l’intervento che consiste nel asportare la parte degenerata del tendine; la guarigione è quasi sicura ma può richiedere 2 o 3 mesi prima di riprendere la attività agonistica.

 

 

 

La artrosi della base del pollice

E’ la più comune delle localizzazioni della artrosi alla mano; è frequente nelle donne oltre i 40 anni; è provocata da una progressiva lassità dei legamenti che stabilizzano la articolazione tra trapezio e I° metacarpo, per la quale la base del metacarpo si sublussa e perde la perfetta congruenza col trapezio; ciò provoca una progressiva erosione delle cartilagini e quindi la artrosi. Il dolore può essere più o meno sopportabile; nei casi in cui è intollerabile in rapporto alle richieste funzionali, vi è indicazione alla operazione di artroplastica.
Vi sono diverse tecniche; oggi vi è la tendenza a una artroplastica biologica, senza l’uso di protesi; i risultati generalmente sono buoni nel senso che il movimento del pollice rimane completo e il dolore scompare del tutto o in gran parte; il risultato si mantiene stabile negli anni. Si tratta di una operazione relativamente complessa che dura circa 1 ora e mezzo e richiede una analgesia di plesso (si addormenta tutto il braccio); è poi necessario un periodo di fisiokinesiterapia di circa un mese.

 

 

 

La artrite reumatoide

E’ una malattia grave, su base immunitaria, che colpisce soprattutto articolazioni e tendini.
E’ una malattia che deve essere curata innanzitutto dal medico e dal reumatologo che con diversi farmaci possono guarirla o più spesso solo rallentarne l’evoluzione. Il chirurgo interviene quando la cura medica ha già ottenuto il massimo beneficio.
Su quelle articolazioni che non hanno risposto in pieno al trattamento farmacologico, si esegue la "sinoviectomia" cioè l’asportazione del tessuto sinoviale patologico che tende a distruggere l’articolazione colpita; si tratta quindi di un intervento preventivo che deve essere abbastanza precoce: circa sei mesi dall’inizio della malattia e dal suo trattamento medico.

Quando la distruzione delle articolazioni e dei tendini è ormai molto avanzata perché non è stata praticata in tempo utile la sinoviectomia, il chirurgo può ancora intervenire a riparare i danni con protesi articolari e trapianti tendinei.

Le sedi più colpite dall’artrite reumatoide sono le mani ed i piedi, ma successivamente anche le grandi articolazioni degli arti superiori e inferiori. Senza ricovero si possono fare le sinoviectomie e le protenizazioni delle piccole articolazioni.

 

 

 

Il ganglio sinoviale del polso

La sede tipica è il polso dove compare una neoformazione rotondeggiante grande da un cece ad una nocciola. Non è dolente. Tende a crescere e a divenire molto antiestetico. E’ abbastanza frequente nei giovani. Deve essere asportato in maniera molto radicale perché ha grande tendenza alla recidiva. E’ una tipica operazione ambulatoriale. Oggi si può operare anche in artroscopia limitatamente ad alcune sedi; ma anche con la tecnica tradizionale la cicatrice risultante è spesso appena visibile.

 

 

 

Le rigidità del gomito

Il gomito può perdere parte della sua mobilità in seguito a fratture o lussazioni o anche per malattie (artrosi, contromatosi); la rigidità se supera certi limiti diventa molto invalidante. Esistono quindi operazioni abbastanza complesse che possono restituire molta della mobilità perduta e si chiamano "artrolisi", dal greco "sciogliere l’articolazione". Si fanno in anestesia periferica e quindi anche in regime ambulatoriale. Sono interventi che richiedono un notevole impegno di fisiokinesiterapia.

 

 

 

La cuffia dei rotatori della spalla

Ancora alcuni anni fa si chiamava periartrite scapolo-omerale una sindrome dolorosa localizzata alla spalla, con esacerbazione notturna, che colpisce abbastanza frequentemente soggetti in età media o avanzata. Il dolore si accentua nei movimenti di elevazione ed extrarotazione e nei casi più gravi si associa ad una riduzione del movimento: diventa difficile infilarsi il cappotto o pettinarsi. Si chiamava periartrite perché si riteneva dovuta ad infiammazione delle parti molli periarticolari, dato che le radiografie dimostrano che generalmente i capi ossei articolari sono normali. Si è poi riconosciuto che la lesione riguarda una grossa lamina tendinea che dai muscoli della scapola si inserisce sull’omero passando tra l’acromion e la testa stessa dell’omero che viene ad essere come incappucciata da questi tendini (cuffia dei rotatori); è l’attrito che il tendine subisce in questo spazio ristretto che provoca l’usura e poi la rottura del tendine stesso, causa del dolore e della rigidità.
L’operazione, effettuata attraverso una piccola incisione o in artroscopia, consiste in una riduzione della sporgenza dell’osso superiore (acromioplastica) e in una riparazione della rottura tendinea. Il risultato generalmente è buono nel senso della eliminazione o riduzione del dolore; il recupero della forza e del movimento dipende dalla buona rieducazione postoperatoria e dallo stadio della lesione tendinea , perché è meno buono se la lesione è molto ampia e di antica data.

 

 

 

Il trattamento della lussazione
o instabilità di spalla

Alcuni pazienti, in genere in età giovanile, presentano episodi di instabilità della spalla spesso con vere e proprie lussazioni. Questo può essere causato da un trauma iniziale che procura una lesione dei legamenti della spalla, ma anche da una congenita lassità dei legamenti stessi.
Tale alterazione è spesso invalidante per il paziente e può essere trattata chirurgicamente per ristabilire una corretta tenuta dei legamenti.
L’intervento comporta di riparare o ritensionare i legamenti che si presentano lesionati.
Avviene in anestesia generale o parziale (interscalenica) e dura circa un’ora. In casi selezionati può essere eseguita con la tecnica artroscopica: in tal caso le incisioni cutanee sono minime.
Il programma postoperatorio prevede un’immobilizzazione per tre settimane seguito da un preciso, graduale programma riabilitativo.
Il ritorno ad una normale attività quotidiana avviene in genere in quaranta giorni, mentre l’attività sportiva necessita dai tre ai quattro mesi a seconda dello sport praticato.

 

 

 

 

La lesione meniscale al ginocchio

I menischi (due per ginocchio) sono "guarnizioni" che servono ad ammortizzare la pressione che si esercita sull’articolazione.
Sono di sostanza morbida (cartilagine di tipo particolare) e quindi soggetti a lesioni, sia per traumi acuti, come durante l’attività sportiva, sia per progressiva usura, come avviene nei soggetti di età più avanzata.
La lesione procura dolore e spesso inabilità funzionale, necessita quindi il più delle volte di essere trattata chirurgicamente.
Il trattamento chirurgico delle lesioni meniscali viene eseguito con una speciale "sonda" chiamata Artroscopio e consiste nell’asportazione della porzione lesa del menisco, conservando la restante porzione sana. L’intervento avviene sempre ambulatorialmente ed il paziente rientra al proprio domicilio dopo poche ore.
Dopo l’intervento è indispensabile un programma specifico di Terapia Riabilitativa per ottimizzare l’esito dell’operazione.

 

 

 

Le lesioni della cartilagine del ginocchio.

La cartilagine è una sorta di rivestimento, di "buccia" che ricopre l’osso articolare. Essa può andare incontro ad usura ed erosione di vario grado fino a consumarsi completamente e scoprire l’osso sottostante. Ciò comporta dolore al ginocchio, versamenti, sensazione di scatto e blocco articolare.
Il trattamento chirurgico artroscopico di tale lesione prevede vari tipi d’intervento a seconda della gravità dell’alterazione: si può trattare di una semplice "pulizia" della zona di erosione allo scopo di stimolare una buona cicatrizzazione cartilaginea, o si può arrivare a dover sostituire la cartilagine mancante con trapianto di porzioni sane, sempre prelevate dallo stesso ginocchio.
Il recupero postoperatorio dopo tali tipi d’intervento è certamente più lungo che dopo un intervento per lesione meniscale; si tratta in genere di due, tre mesi di progressivo, attento recupero della funzione articolare.

 

 

 

La lesione del Legamento
Crociato Anteriore

Il Legamento Crociato Anteriore (LCA) è il più importante legamento del ginocchio: una sua lesione comporta un’instabilità dell’articolazione che può impedire la pratica di molti sport.

Si è visto inoltre che un ginocchio che ha subito una lesione del LCA, può con il tempo andare incontro ad un’usura precoce con alterazioni artrosiche rilevanti.

Le tecniche chirurgiche per la ricostruzione del LCA si sono rapidamente evolute in questi ultimi anni, così come le tecniche riabilitative .

Tecnica Chirurgica: il legamento lesionato non può essere ricucito, ma si deve usare un sostituto che verrà inserito al posto del legamento danneggiato e ormai inservibile. Il "pezzo di ricambio" è sempre naturale e prelevato da una zona del ginocchio (tendine rotuleo o tendini dei muscoli flessori).

A parte tale prelievo, che necessita di un’incisione di circa cinque centimetri, tutta la procedura avviene in artroscopia, cioè con la sonda, ciò fa si che il ginocchio non venga particolarmente traumatizzato (ma è pur sempre un’operazione di una certa entità) permettendo quindi una riabilitazione e un recupero più rapidi.

L’intervento dura circa un’ora, è in anestesia periferica (solo le gambe) e può essere eseguito anche ambulatorialmente (Day Surgery): il paziente lascia quindi il centro Chirurgico dopo circa cinque - sei ore .Non vengono applicati né gessi, né ginocchiere: il ginocchio rimane libero e si deve iniziare la riabilitazione già il giorno successivo all’intervento.

Se tutto procede regolarmente, si è in grado di correre in modo leggero, dopo circa due mesi. Il ritorno allo sport avviene in genere dopo circa sei mesi.

 

 

 

L’alluce valgo

Si tratta di una deformità abbastanza frequente specialmente nel sesso femminile nell’età di mezzo, nella quale l’alluce devia verso le altre dita del piede e forma sul versante mediale una protuberanza ossea (la cosidetta patata) spesso dolente e infiammata.

La correzione chirurgia è utilizzata per togliere il dolore, non solo per ragioni estetiche.

Esistono diverse tipologie d’interventi che si applicano ai diversi gradi di deformità dell’alluce valgo. La deambulazione protetta da un bendaggio semirigido e in una scarpa tagliata può riprendere dopo pochi giorni. La guarigione completa può richiedere due mesi.

 

 

 

L’alluce rigido

E’ causato da artrosi dell’articolazione alla base dell’alluce; provoca dolore e lieve zoppia; non si può più camminare in punta di piedi. Nelle forme ancora iniziali si può risolvere il problema con un’ operazione di resezione parziale della testa del metatarso. Nelle forme avanzate occorre ricorrere alla protesi o alla artrodesi (irrigidimento dell'articolazione).

 

 

 

Il neuroma di Morton

Consiste in una sindrome dolorosa che colpisce l'avampiede. E’ caratterizzata da dolore che dalle dita del piede risale lungo la gamba; il dolore insorge quando si cammina specialmente con scarpe strette, mentre è assente durante il riposo notturno. E’ più frequente nelle donne di media età: E’ causata dalla compressione di un nervo digitale tra due metatarsi. L'operazione consiste nella asportazione del nervo compresso attraverso una piccola incisione sul dorso dell'avampiede in anestesia locale. Si può riprendere a camminare con un pò di prudenza il giorno successivo all'intervento.
Il risultato è generalmente molto buono se la diagnosi era esatta.

 

 

 

LIPOSUZIONE

L'intervento di liposuzione serve per eliminare gli accumuli di grasso localizzati nei diversi distretti corporei come glutei, cosce, gambe, caviglie, addome, fianchi, mento ecc..... Viene solitamente eseguito in anestesia locale ma può essere effettuato anche in anestesia spinale o generale. Consiste nella aspirazione del grasso indesiderato con una cannula sottilissima e nel conseguente modellamento della regione interessata che assume così una forma più armonica e proporzionata. L'intervento non è assolutamente doloroso per il paziente né si presenta particolarmente impegnativa la convalescenza. Gli esiti cicatriziali sono assolutamente invisibili poiché le piccolissime incisioni di accesso per la cannula lunghe circa mezzo centimetro. sono opportunamente nascoste dal chirurgo nelle pieghe naturali. Nel periodo post-operatorio il paziente dovrà portare una contenzione elastica per le prime due settimane ma fin dalla seconda terza giornata può tranquillamente tornare a condurre una vita privata e sociale normalissima. L'intervento condotto da un professionista specialista in un ambiente legalmente riconosciuto idoneo si presenta sicuro e sostanzialmente privo di controindicazioni e garantisce risultati ottimi e duraturi.

 

 

 

L’AUMENTO DEL SENO :
MASTOPLASTICA ADDITIVA

L'intervento di Mastoplastica additiva serve per aumentare le dimensioni del seno, definirlo nella forma renderlo tonico e rialzato come quello tipico delle giovani donne. Si utilizzano delle protesi al gel di silicone ormai da decenni in assoluta sicurezza e tranquillità, che vengono introdotte attraverso una piccolissima incisione lunga circa tre-quattro cm eseguita nel solco sottomammario, lungo il bordo della areola o dall'ascella. L'intervento può essere eseguito in anestesia generale, spinale o locale e dura circa un’ora. La convalescenza post-operatoria non si presenta generalmente molto impegnativa per la paziente che potrà tornare a svolgere le sue normali mansioni nel giro di pochissimo tempo. Le cicatrici sono assolutamente invisibili anche dai costumi più piccoli e ben camuffate anche in topless. Gli impianti protesici sono di elevatissima qualità e di comprovata sicurezza. Non sono visibili dall'esterno e non risultano individuabili al tatto. Non interferiscono con l'eventuale allattamento, non alterano la sensibilità del complesso areola-capezzolo e non creano alcun problema nelle indagini diagnostiche radiologiche a cui ogni donna dopo una certa età deve sottoporsi. I risultati sono generalmente sorprendenti soprattutto per la grande naturalezza che il nuovo seno assume.

 

 

 

CHIRURGIA ESTETICA E FUNZIONALE DEL NASO : RINOPLASTICA

L’intervento di rinoplastica serve per migliorare l’aspetto estetico e funzionale del naso, contribuisce quindi a modificare l’estetica del profilo e dell’intero volto. Viene eseguito solitamente in anestesia generale anche se talvolta può essere tranquillamente effettuato in anestesia locale. La rinoplastica è un intervento che dura circa un’ora e necessita di uno o due giorni di ricovero. Non presenta una convalescenza disagiosa per il paziente che può tornare allo svolgimento delle normali attività nel giro di pochissimi giorni. Nella prima settimana successiva all’intervento di rinoplastica il paziente avrà una medicazione gessata per proteggere e contenere il naso. La Rinoplastica non è un intervento doloroso, può essere eseguito a qualsiasi età e non presenta controindicazioni particolari.

 

 

 

 

LA CHIRURGIA DELLE PALPEBRE : BLEFAROPLASTICA

L'intervento di Blefaroplastica serve per ringiovanire la regione dell’occhio e ridare luce e vivacità allo sguardo. Può essere eseguita sulle sole palpebre superiori, inferiori od entrambe quando risultano appesantite dalla presenza delle così dette borse adipose e da eccesso di cute. L'intervento viene solitamente eseguito in regime di Day-Hospital in anestesia locale o in anestesia generale e dura circa 1 ora. La convalescenza è solitamente agevole per il paziente che può tornare alle normali abitudini di vita nel giro di pochissimi giorni. I punti di sutura vengono definitivamente rimossi tra la terza e la quinta giornata post-operatoria e dopo una settimana il paziente potrà tranquillamente riprendere una normale vita di relazione senza che gli esiti dell'intervento siano particolarmente evidenti. Nel giro di pochissimo tempo le cicatrici sono praticamente invisibili ed i risultati sono generalmente molto soddisfacenti ed incoraggianti.

 

 

 

 

LIFTING DEL VOLTO

L’intervento di Lifting serve a migliorare l’aspetto dell’intero volto e conferisce al viso un’estetica più fresca e giovanile senza però alterare la fisionomia della persona. L’intervento di Lifting viene normalmente eseguito in anestesia generale ma talvolta può essere eseguito anche in anestesia locale. Dura circa tre ore e necessita solitamente di un paio di giorni di ricovero. Le cicatrici sono completamente invisibili ed il recupero post-operatorio è solitamente rapido e veloce.

Il Lifting non è un intervento doloroso, non presenta controindicazioni particolari e può essere eseguito senza limiti di età.

 

 

 

CORREZIONE DELLE ORECCHIE A "SVENTOLA" : OTOPLASTICA

L’intervento di otoplastica serve per migliorare l’aspetto estetico delle cosiddette "orecchie a sventola". Viene eseguito in anestesia locale, ma può essere eseguito anche in anestesia generale. Le piccole cicatrici restano completamente nascoste dietro il padiglione auricolare e non sono assolutamente visibili. L’intervento di otoplastica viene eseguito in regime di Day-Hospital, dura circa un’ora, e non presenta rischi o controindicazioni particolari ed è completamente indolore. La convalescenza è breve e senza particolari disagi. Il paziente dovrà portare una medicazione contenitiva per la prima settimana Il risultato dell’intervento è solitamente ottimo e l’estetica dell’orecchio assume da subito un aspetto estremamente gradevole e naturale.

 

LA DIMINUZIONE DEL SENO :
MASTOPLASTICA RIDUTTIVA

L'intervento di Mastoplastica riduttiva serve per ridurre le dimensioni del seno, definirlo nella forma renderlo tonico e rialzato come quello tipico delle giovani donne. L'intervento di Mastoplastica riduttiva viene eseguito in anestesia generale e dura circa 2-3 ore. La convalescenza post-operatoria non si presenta particolarmente impegnativa per la paziente che potrà tornare a svolgere le sue normali mansioni in pochissimo tempo. Il seno viene rimodellato secondo la forma e le dimensioni che la paziente desidera e le cicatrici che residuano sono generalmente di ottima qualità e poco visibili

 

LA CHIRURGIA DELL’ADDOME:
ADDOMINOPLASTICA

L'intervento di Addominoplastica serve per rimodellare l'addome, renderlo piatto. tonico e conferirgli un aspetto che è tipico delle persone giovani. Può essere eseguito in anestesia generale o in anestesia spinale e dura circa 1 ora e 30 minuti. Solitamente necessitano due giorni di ricovero e la convalescenza non presenta particolari disagi per il paziente che nel giro di pochi giorni potrà tornare alle normali consuetudini di vita. La cicatrice che residua dall'intervento è solitamente di ottima qualità e resta totalmente nascosta all'interno dello slip, praticamente invisibile anche al mare in costume. L'intervento risulta generalmente piuttosto agevole per il paziente e dà solitamente risultati di ottima qualità.